posted Apr 30, 2012 12:39 AM by Patrizia Morgante
Stefano Rodotà nella sua relazione al Festival Internazionale del Giornalismo richiamava le mobilitazioni della società civile iniziate anche via web nel 95 per l'incontro dell'Organizzazione Mondiale del Commercio a Seattle. Un mare di sensazioni mi hanno ricordato delle migliaia di incontri fatti dalle diverse realtà della società civile, di cui anche io facevo parte, per coscientizzare le persone verso uno stile di vita differente e una strutturazione finanziario economico più giusta. Forse non era tempo, ma ci prendevano per pazzi, oggi si è verificato tutto e di più delle cose di cui parlavamo. Certo non provo nessuna soddisfazione per questo, ma un rammarico che forse avremmo potuto fare di più. Oggi la crisi ci impone quella riduzione dei consumi che noi proponevamo come soluzione dei problemi del sud del mondo e come una vita migliore e più felice per noi, a quel tempo settima potenza industriale mondiale. Dicevamo che era necessario gettare "sabbia negli ingranaggi dell'economia finanziaria", lo slogan della tobin tax, perché la finanza non si allontanasse troppo dalla realtà. Dicevamo che la globalizzazione avrebbe avvantaggiato solo i ricchi... Bene ora però non è troppo tardi per non continuare a recitare una parte di un'opera che non si può più mettere in scena: quella di un capitalismo solidale e moderato. Dobbiamo puntare ad un'economia più giusta per tutti e non accettare che ci siano sempre degli effetti collaterali delle nostre scelte. E' inaccettabile oggi che ci siano persone che muoiono di fame o si suicidano per povertà. Questo è un fallimento umano ed esistenziale prima che politico! |
posted Apr 30, 2012 12:28 AM by Patrizia Morgante
Apprezzo Vauro come vignettista, e ho imparato ad apprezzarlo come scrittore dopo i suoi reportage romanzati dei viaggi in Afganistan. Questo è un libro più personale, ma che non può esimersi dal gettare uno sguardo su ciò che ha visto nei suoi numerosi viaggi nel mondo. Per tutto il libro, che mi ha fatto sorridere non poche volte, ho avuto la sensazione di stare al suo fianco, vivendo la scena di cui raccontava. Ti trascina con la sua arte ironica nel luogo dove vuole e ti ci tiene con quella leggerezza seria che contraddistingue il suo stile. Vi lascio scoprire leggendo il libro cos'è il respiro del cane. Chi di noi non ha il suo?
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posted Apr 30, 2012 12:27 AM by Patrizia Morgante
Ho appena terminato di leggere il libro e di piangere. Credo abbia toccato delle corde molto profonde in me. D'altronde parla della relazione tra le più importanti della nostra vita, quella con la propria madre. Anche quando non è segnata così dal dolore è sempre legata a delle istanze interne molto delicate. Dall'altra parte sono pagine di un'ironia spettacolare. Mi sono sorpresa a ridere diverse volte durante le mie letture in metropolitana. Non avevo mai letto nulla di Gramellini (lo conoscevo solo come giornalista)ma il libro mi è piaciuto moltissimo: si conferma la mia tesi che quando si scrive qualcosa di autenticamente umano, ha sempre qualcosa da dire al lettore. Un'altra cosa che ho apprezzato è che nonostante la drammaticità del suo lutto precoce, Massimo incontra nella vita altre persone che sapranno insegnargli ad amare.
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posted Apr 30, 2012 12:26 AM by Patrizia Morgante
Perugia 2012: purtroppo sono potuta andare solo venerdi e ho seguito 3 panel tutti molto interessanti. Grazie alla tecnologia è possibile riascoltare diverse conferenze e ascoltare alcune interviste. Non è un festival solo per giornalisti, ma anche per cittadini e cittadine interessante a ciò che si muove nel mondo della Comunicazione e dell'Informazione. Sono riuscita ad acquistare solo un libro (solo perché non ce ne erano molti!): "2030 La tempesta perfetta" di G. Comin e D. Speroni (Rizzoli). Un testo per capire come arriveremo al 2030 tenendo presenti i diversi campi di crisi: clima, energia, demografia e povertà, acqua. L'ho già iniziato e sono felice di averlo acquistato. Vi segnalo il sito del Festival: www.festivaldelgiornalismo.com. |
posted Apr 17, 2012 6:25 AM by Patrizia Morgante
Sì, siamo in crisi. Ormai è
la parola in assoluto più pronunciata al punto che l'abitudine
(propensione naturale della persona umana) rischia di assopire quella
poca energia di cambiamento che vedo nel popolo italiano.
Si parla poco di crisi
esistenziale però. Io sento il bisogno di scriverne perché sento di
starci dentro. Non so se definirla una sorta di depressione
politico-sociale. Intorno sento che tanti fanno fatica oggi a trovare
e godere di segni di speranza e non perché non ce ne siano, è solo
che il nostro sguardo è basso, preoccupato, ansioso di risolvere i
tanti carichi quotidiani. Questo a lungo andare diventa insostenibile
per le persone. Noi essere umani abbiamo bisogno del sogno,
dell'amore, della solidarietà per essere felici. Non siamo fatti
solo per sopravvivere, ma per vivere pienamente e fino in fondo.
Queste continue pressioni
che subiamo al livello politico ci “incurvano”, ci opprimono, ci
fanno sentire come delle vittime di una realtà troppo più grande di
noi che ci strappa anche le energie per poterla cambiare. E
contiuiamo a subire, fino al punto che qualcuno cede... Ogni volta
che sento la notizia di una persona che si è tolta la vita, sento
una fitta dentro e penso “Cosa non ho fatto perché questo paese
fosse diverso? Cosa l'Italia ha sbagliato per fallire umanamente in
questo modo?”
Sono certa che né Monti, né
Bersani, né Casini, né altri politici, possono capire le lotte e le
sfide di noi gente comune: parlano da una posizione dove non possono
vedere, sentire, toccare la bellezza e la fatica di vivere di
stipendio. Hanno categorie a noi estranee. Non possono sentirci
empaticamente e si vede. Il loro punto di partenza è troppo diverso.
Ecco che diventiamo solo numeri e nomi.
Ma qui invece c'è la vita
di milioni di persone, giovani, adulti e anziani, che quotidianamente
si domandano dove trovare una speranza, una luce.
Non sono un'economista. Ciò
che mi interessa di più è l'umanità. La cosa che oggi mi preoccupa
di più è che questa crisi esistenziale ci faccia chiudere in noi
stessi, ci faccia diventare cinici, allontanando gli altri.
Invece credo che la sfida la
possiamo vincere solo insieme, ritessendo con pazienza le maglie
relazionali di questa società. Questa crisi va affrontata insieme,
con compassione reciproca. Così sarà un'occasione di crescita non
solo umana, ma anche politica e sociale. |
posted Feb 5, 2012 2:47 AM by Patrizia Morgante
Non so se è la saggezza dell'età
oppure l'influenza benevola di tante amiche sagge e attente alle
energie sottili che attraversano il cosmo, ma ultimamente ho maturato
una particolare sensibilità ad “ascoltare” ciò che avviene
intorno a me (e dentro di me), lasciando andare un po' quel tipico
approccio di controllo che vuole programmare tutto e si trova
spaesato quando, giustamente, le cose e le persone vanno in un'altra
direzione. Questa premessa per dire che questa crisi e l'ultima
nevicata che ha messo in ginocchio la nostra penisola, ci stanno
dicendo qualcosa. Ieri nel mio paesino è mancata l'acqua per diverse
ore e ascoltando i commenti e le paure della gente, mi sono veramente
convinta che è tempo di apprendere da questi segnali. É il Kairos
per un salto di qualità della nostra umanità. Forse ciò che prima
davamo per scontato e assolutamente garantito, oggi ci sfugge di
mano. Ieri nel mio paesino non c'era verso di trovare il pane: noi
non ne mangiamo molto, ma il mio compagno si è messo lì a
prepararlo, anche divertendosi. Forse è tempo di recuperare la
saggezza delle mani, senza demonizzare altre sapienze e altri luoghi
del sapere e dello scambio, a iniziare dal mondo digitale. Dobbiamo
sfidarci a diventare uomini e donne a 360°, che sanno allo stesso
tempo chattare e twittare, senza perdere il contatto con le materie
che garantiscono la nostra sopravvivenza. Questo non solo ci fa
dipendere meno dalle fluttuazioni del mercato, ma alimenta la nostra
identità intregrale e integrante, dandoci maggiore felicità. Bene
ora vi lascio perché vado a continuare le mie tendine della cucina
fatte con il filet... Suona di antico vero? Ma io mi diverto tanto! |
posted Jan 8, 2012 7:42 AM by Patrizia Morgante
Il mo caro amico maltese Peter ha pubblicato questo report sugli scontri avvenuti a Roma durante la manifestazione del 15 ottobre. L'articolo è in inglese. Lo pubblico in questo spazio perché, gentilmente, Peter ha usato le mie foto e alcuni miei racconti lo hanno inspirato.
The 99 percent came out in full force in Rome as Italy's capital city joined several other cities on Saturday, 15 October, in serving as a venue for massive protests against the current global economic crisis.
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posted Jan 7, 2012 3:45 AM by Patrizia Morgante
Qui di seguito sono raccolti i miei ultimi post sul mio profilo Facebook, relativi all'ultimo mese del 2011... Sono proprio idee sparse...
Carissimi cittadini di cortina se i turisti scappano dopo i controlli è solo una conferma che evadono, no che sono stati invasi nel loro rilassamento natalizio. Come dice la lega è bene fare controlli anche al sud, ma temo che se lo fanno trovano anche un sacco di nomi di aziende del nord... Buona epifania...
Un paese dove imprenditori (spesso piccoli) e lavoratori disoccupati scelgono di togliersi la vita, è un paese che ha fallito esistenzialmente, che vive una crisi profonda di senso. Se penso a chi si toglie la vita per disperazione, perché ha perso il lavoro, perché non vede futuro... sento che mi manca il fiato. Cosa farei io? Cosa faccio io in questa storia che sembra non avere speranza, per cambiare le cose? Mi sento impotente, ma con voglia di continuare a indignarmi e a resistere... Voi?
Ammetto di essere un po' ignorante in economia, ma mi domando, da cittadina qualunque, perché lo IOR fa una proposta per l'acquisto del San Raffaele quando ancora la situazione finanziaria non è chiara: io mi porrei delle domande su cosa c'è sotto alle manovre di don verze e la sua cricca. In 6 mesi sono morte due persone, forse qualche domandina dovrebbe porsela il Vaticano e lo Ior, no?
Lo scandalo San Raffaele e Don Verze dimostra che neanche un buon fine giustifica mezzi illeciti o dubbi. Come insegna Gandhi la relazione che intercorre tra mezzi e fini è la stessa che intercorre tra seme e albero... Meditate gente, meditate!
Faccio mie le parole che oggi mi ha scritto un mio caro amico: "Per quanto riguarda il nuovo anno, mi spiace solo che sarà un'anno senza don Verzé. Si, mi spiace che non sia più qui a pagare per le ingiustizie commesse, per l'avidità spregiudicata di arricchirsi economicamente; dall'altra parte troverà un Dio misericordioso e non dovrà pagare per tutto questo perché l'amore, la misericordia e il perdono - ci dice il vangelo - hanno la precedenza rispetto alla giustizia umana." Auguri onesti a tutte e a tutti...
Verso la Conferenza internazionale sulla decrescita: prepariamoci informandoci, perché questo incontro diventi un motore reale per il cambiamento della nostra società verso un'economia che produca "benessere integrale" delle persone e delle comunità sociali... |
posted Dec 11, 2011 12:20 AM by Patrizia Morgante
[
updated Dec 11, 2011 12:22 AM
]
Michela Murgia, AVE MARYE la Chiesa inventò la donna
Ed. Einaudi
Quando, per la prima
volta, ho visto questo libro in libreria tra le novità, mi sono
detta (forse per l'immagine poco attraente della copertina) che era
l'ennesimo libro sulla figura di Maria e che non mi attirava affatto.
Dopo qualche mese, un mio caro amico me lo regala e mi dice: “Devi
leggere assolutamente questo libro.” L'assolutamente era
dovuto a un episodio, purtroppo non l'unico, che avevo vissuto di
“ridimensionamento”, da parte di chi ha potere, del ruolo dei
laici e delle donne nella Chiesa.
Oggi scrivo queste righe
perché è vero che è un libro che va assolutamente letto. Con uno
stile fluido e sereno, a volte anche ironico, l'autrice cerca di
destrutturare alcune immagini che nella storia della Chiesa (e non
solo) si sono andate consolidando, con un grande contributo degli
uomini religiosi, sulla donna e su Maria, la madre di Gesù. Michela
Murgia ha fatto studi teologici, e questo le garantisce un certo
spessore alle letture critiche che fa.
Le pagine che mi hanno
colpito di più sono proprio quelle in cui parla di Maria: disegnata
e presentata dalla Chiesa sempre come un'icona umile, ubbidiente,
pietosa, quasi passiva. Se riflettiamo bene a ciò che è accaduto
nella vita di questa donna normale, vediamo quanti tabù della
società giudea di quel tempo ha sfidato. Ha ubbidito per amore
all'invito dell'angelo, ma sapendo che poteva rischiare la
lapidazione e l'emarginazione totale.
Ho girato l'ultima pagina
del libro, dispiaciuta che fosse finito, con la sensazione che da
quel momento Maria, la Madonna, sarebbe stata per me un modello da
imitare, non tanto perché aveva reclinato il capo, come ho imparato
al catechismo, quanto per aver sfidato un sistema culturale. Grazie
Maria... Grazie Michela... |
posted Oct 23, 2011 3:07 AM by Patrizia Morgante
Il counselling e la
vita religiosa cattolica
“Anche
i santi piangono” è
il titolo un po' ironico con il quale vorrei identificare questa
traccia di riflessione; a significare che il “male di vivere”,
quel senso di smarrimento e di vuoto così umano si annida anche
negli animi di chi ha scelto una vita consacrata, i religiosi e le
religiose (restringo il campo all'ambito cattolico, perché è la
realtà che conosco meglio). La loro maggiore difficoltà, rispetto a
noi persone “normali”, è quella di essere meno abilitati a
rispondere a istanze interne che non si possono ascrivere all'ambito
spirituale-teologico, e risolvere solo con la preghiera e la
meditazione.
La
mia limitata
esperienza in
questo ambito, mi ha
permesso di individuare alcuni bisogni psicologici comuni al mondo
religioso:
essere accolti in uno spazio senza giudizio, dove ci si può
esprimere al di là del ruolo e delle aspettative della comunità,
della superiora, della “legge morale”
ascoltare le proprie ferite familiari; ricucire fratture interne
che sanguinano ogni qual volta accade qualcosa che ci fa eco dentro
toccare le proprie paure e imparare a conviverci
entrare in contatto con le emozioni legate alla solitudine, alla
mancanza dell'intimità affettiva e sessuale, al desiderio sessuale
omosessuale e eterosessuale
gestire i sensi di colpa per le emozioni che si provano
dare un nome alle proprie emozioni e imparare a condividerle con
altri
conciliare le istanze affettive (concrete) e le istanze della fede
Lavorare
su questi bisogni è la premessa per aprirsi ad una vita affettiva
ampia, fertile, generatrice di vita e relazionalità, feconda di idee
e progetti, innamorata, profonda e felice.
Il
counselling potrebbe facilmente intervenire in tutte quelle
situazioni di disagio e di difficoltà personale o della comunità
religiosa, che non richiedono un intervento strutturale terapuetico,
allo scopo di facilitare un benessere interno e relazionale, dei
religiosi e della comunità alle quali appartengono. Lavorando,
quindi, sulla prevenzione di malesseri più profondi e dolorosi che
potrebbero sorgere per aver ignorato i segnali che la nostra
interiorità ci lancia.
Ho
maturato alcune riflessioni che condivido in questo spazio, certa che
il Counselling può molto in questo ambito.
Le
aspettative di perfezione verso i religiosi e i ruoli di
responsabilità e potere che nei secoli hanno riguardato una parte
della Chiesa cattolica, hanno alimentato un cortina di intoccabilità
e di impronunciabilità di alcune tematiche umane come affettività,
vita emotiva, sessualità.
Questo
muro di silenzio ha lasciato che disagi, ferite e angosce si
sedimentassero all'interno della persona, lasciandola sola e spesso
con il senso di colpa di “sentire e percepire” bisogni affettivi
che dovevano essere solo “del mondo”. Questa energia psichica è
stata, in alcuni gravi casi, rivolta in modo più o meno sano e
morale verso soggetti e situazioni esterne. Anche queste azioni sono
state fatte rientrare nei confini della cortina di silenzio:
ampliando la gravità delle ferite dentro e fuori la persona.
A
contribuire a questa frattura c'è stata anche un'atavica difficoltà
di dialogo e di linguaggio tra la psicologia e la teologia. Distanza
che si va man mano riducendo, grazie al maggiore coinvolgimento degli
studiosi religiosi nella ricerca psicologica e scientifica.
Le
numerose denunce di abusi e violenze subite nei decenni passati dai
fedeli per parte di uomini e donne religiose, hanno facilitato, a mio
modesto parere, la consapevolezza nelle istituzioni ecclesiastiche
della necessità di una formazione umana per tutto il percorso di
studio prima, durante e dopo la professione dei voti religiosi. È
certo che siamo solo all'inizio di questo lavoro: la sfida è quella
di alimentare la fiducia e la confidenza dei religiosi verso alcune
professionalità, quali il cousellor,
e verso alcune abilità relazionali e comunicative necessarie sia al
proprio benessere come persona umana, e, in un secondo momento, anche
per svolgere con maggiore competenza il ruolo educativo e di
accompagnamento che molti religiosi svolgono nella nostra società.
Le
cause che nei secoli hanno creato questa difficoltà di accettare, da
parte del mondo religioso, una formazione umana, relazionale e
sociale, sono, a mio avviso:
una formazione
alla vita religiosa molto
centrata sulla dimensione intellettuale (soprattutto per i maschi) e
sulla dimensione del servizio (per le donne), ignorando le istanze
umane e i bisogni affettivi comuni a tutte le persone umane (in
forme e tonalità differenti); arrivando anche a un atteggiamento
sanzionatorio e repressivo rispetto al mondo emotivo e affettivo
un'elaborazione
troppo mistica e poco realistica dei grandi temi della sessualità e
genitalità, in particolare il
celibato e la castità. Spesso l'astinenza è stata tradotta come
assenza di affettività, distanza emotiva e umana dai sentimenti,
bisogno di purezza e di non contaminazione. Tradendo così il centro
su cui si fonda tutta la religione cattolica, che è l'incarnazione.
Mi dice un religioso, Fra
D.: “La valenza/peso di peccato (ancor prima che di colpa) è
presente non solo nella dimensione fisico-genitale ma anche
affettiva: l'esempio classico è quello del pericolo di amicizia tra
due frati o tra due suore visto sempre come anticamera del peccato.
La sublimazione (o il tentativo di sublimazione) funziona come
terapia palliativa di una malattia incurabile; il presupposto è che
la natura sia più forte della forza di volontà e della dimensione
spirituale e presto o tardi ne ha il sopravvento. Questa natura (che
troppo semplicemente viene fatta coincidere che la dimensione
corporale) va quindi maltrattata, aggredita, ferita per renderla
inoffensiva. Nelle agiografie dei santi spesso si parla da
flagellazioni, cilici, ed altre simili pratiche oggi facilmente
identificabili con il sadomasochismo.”
Sono
fermamente convinta che il Counselling abbia molto da offrire al
benessere dei religiosi: non solo per il ruolo educativo, sociale e
assistenziale che essi svolgono, ma e soprattutto per un benessere
loro interno. La maturità spirituale, mistica e teologica, non può
che basarsi su una maturità interna che scatursca dall'integrazione
di tutte le dimensioni della persona: corpo, psiche, mente e...
spirito. Patrizia Morgante (Cousellor, iscritta al Registro Nazionale del CNCP) |
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