Fino ad oggi ero finita nel girone uno “cervelli in fuga” dal Bel Paese, anni all'estero per sperimentare, specializzarmi e trovare spazi che in Italia si fanno sempre piu' esigui al seguito di un marito dalle mille idee... e pure bizzarre. Ora sento di essere in uno spazio diverso, e lo preferisco. Lo spunto me l'ha offerto un incontro sulla formazione organizzato a Bologna da un network di enti che si occupano della formazione nelle aziende e delle relative forme di finanziamento pubbliche o private che siano. Uno dei relatori e' stato Roberto Bonzio, giornalista Reuters con un progetto molto particolare sulle orme degli italiani imprenditori negli Stati Uniti di ieri e di oggi: Italiani di Frontiera. (http://www.italianidifrontiera.com/) Per frontiera si intende quella duplice dell'ovest americano della corsa all'oro della fine dell'ottocento e quella piu' recente della voglia di fare impresa in maniera dinamica e nuova delle genialita' un po' folli della Silicon Valley... ma le due sono interconnesse e intrecciate alla storia particolare della zona e di San Francisco. Roberto con il suo diario di viaggio ci ha raccontato le vicende della sua famiglia che si e' trasferita con lui per sei mesi negli Stati Uniti per vivere quest'avventura e questa avvincente ricerca storica. Ci porta a spasso avanti e indietro nel tempo e racconta le vicende del cacciatore ex garibaldino tra le tribu' indiane del Nord, del fondatore dell'attuale Bank of America che era appunto un Italiano, fino alle imprese di oggi tra avanguradia e post-modernismo anzi post-post potrei aggiungere. Gli Italiani che vissero negli Stati Uniti e che favorirono con la loro fantasia e creativita' lo sviluppo di quella regione dove ancora oggi domina il pensiero possibilista che tanto affascina i nostri cervelli in fuga sono un progetto di ricerca e un messaggio di positivita'. E' proprio qui che si spiega perche' mi sono sentita una italiana di frontiera piu' che un cervello in fuga. In realta' non sono mai fuggita, l'idea della fuga non mi piace e non mi si addice, ero solo andata a curiosare in giro per il mondo, con mio marito, le “possibilita' di fare” che ci sono state offerte. Poi, come ho scoperto, la maggior parte delle imprese della Silicon Valley ha la caratteristica di poggiare su opportunita' colte al volo con un pizzico di follia e di intuiti seguiti per caso e per determinanzione, e personalita' eccezionali e studi eccellenti, tra leggenda metropolitana e verita' storica. Questo aspetto non solo mi piace ma inquadra una parte del mio lavoro di questi anni. Creare uno spazio virtuale aperto in cui mettere in contatto le persone appassionate di arte del mandala. Creare un ponte tra le diverse culture che operano con il mandala e declinarlo con i media moderni e' uno dei miei obiettivi, come quello di passare ad altri lo strumento del mandala per stare meglio nel mondo. Il mio sito www.mandalaweb.info e' il frutto piu' evidente di questa ricerca, ma anche le tecniche con cui creo molti dei miei mandala sono legate allo sviluppo di software dedicati internamente all'arte. E questo connubio tra arte e tecnologia mi sembra il modo migliore per interpretare il concetto di frontiera nel mio campo. In questo sento di avere qualcosa in comune con queste centinaia di persone che vivono in un nuovo mondo. Anzi, lo creano un nuovo mondo, con la capacita' personale e la volonta' di seguire il sogno, di fare rete e di costituire legami virtuali che sfociano in progetti virtuosi. Qualita' queste che costituiscono il vero motore della ricerca e della sperimentazione... e della riuscita. Vale la pena tentare, perche' anche se si dovesse fallire in Silicon Valley sarai sempre uno che ha tentato una cosa nuova... diceva durante l'incontro entusiasta e contagioso Roberto Bonzio. Mi pare un incoraggiamento sublime. Tentare e' un verbo che si usa spesso nella meditazione e che gli antichi maestri suggerivano agli allievi nelle scuole sperdute sui sentieri del Tibet, non solo aspettare che siano maturi i tempi, ma creare le occasioni perche' le cose si verifichino... non e' new age spicciola, e' una citazione dalla Tirukkural, la 596 “Che tutti i pensieri siano di nobile progresso, poiché allora neppure una mancanza potrà essere definita un fallimento”. Un bellissimo progetto quello di Roberto Bonzio, che rivaluta l'immagine degli italiani all'estero, negli Stati Uniti in particolare, fuori dagli schemi pizza, mandolino e mafia a cui siamo purtroppo abituati e soggetti. Un progetto che restituisce verita' storiche e poesia ai nostri espatriati... e per una che e' stata espatriata per tre anni e' estremamente toccante. Soprattutto perche' ci sono tanti talenti in Italia che con caparbieta' si ritagliano il loro spazio... e questro diario parla anche di loro. Una speranza e un segno. |

